Europa: sì alle regole del bail in

E’ un luglio infuocato quello che sta vivendo l’Unione Europea in materia bancaria. Una recentissima decisione presa dalla Corte ha infatti stabilito che, in caso di aiuti di stato, l’Unione può stabilire quali sono i criteri che servono per ripartire gli oneri fra i creditori subordinati e gli azionisti degli istituti di credito.

Si tratta della sentenza della Corte di Giustizia Europa, che si è espressa nel caso di ‘salvataggio’ operato a favore di cinque banche slovene avvenuto nel 2013, che può pesare molto sull’attuale situazione italiana. Il peso è determinato dal delicato momento stanno attraversando l’Italia e l’Unione in merito al salvataggio delle banche italiane, perché la sentenza stabilisce che le regole del bail in sono oggi più valide che mai.

Secondo un interessante articolo riportato da La Stampa, la sentenza riporta che ‘gli Stati membri possono conservare la loro facoltà di notificare alla Commissione i progetti di aiuto di Stato che non soddisfano i criteri e la commissione si riserva il diritto di autorizzare tali progetti in circostanze considerate eccezionali.

Bail in ed Europa: approfondiamo il caso

La Corte Europa ha bocciato il ricorso che era stato presentato dal governo sloveno decidendo che la stessa commissione può stabilire i criteri di valutazione della compatibilità delle misure di aiuto che sono state previste dagli stati membri dell’Unione Europea.

La ripartizione degli oneri sembra quindi essere il nodo cruciale della questione, perché la Corte ha stabilito che prima di ricevere aiuti statali, le banche che vivono una situazione di sotto capitalizzazione devono lavorare ‘con i loro investitori’ per ridurre il deficit. Quali saranno gli strumenti? Il tentativo di raccogliere capitale con creditori subordinati, che alla luce dei fatti può portare ad una diminuzione dell’aiuto statale per ‘salvare il salvabile’.

In termini più semplici, l’Europa ha chiesto alle banche di chiedere il pagamento dei debiti da parte degli azionisti e degli obbligazionisti subordinati, come è stato del resto previsto dalle regole del bail in. Solo successivamente lo stato può intervenire per sanare il deficit.

Bail in: l’Italia vuole altro

L’Italia mira a salvaguardare gli obbligazionisti, perché nella maggior parte dei casi sono stati vittime di vere proprie truffe. Tanti sono i casi che possono essere narrati e che hanno riempito le pagine di cronaca economica e finanziaria del nostro paese. Basti pensare alla Banca Popolare di Vicenza e Banca Etruria&Co solo per citare gli esempi più eclatanti.

La corte, dal canto suo, è ferma nella convinzione che una soluzione diversa rischierebbe di provocare una forte distorsionenella concorrenza e deve essere evitata, perché potrebbe indurre ad aiuti maggiori rispetto a quelli che potrebbero essere messi in campo da azionisti e creditori subordinati. In altre parole, le banche potrebbero ricevere più aiuti di quanto spetta loro, arricchirsi e quindi falsare le regole della corretta concorrenza.

Dall’Europa un chiarimento per l’Italia

La situazione italiana potrebbe però non essere completamente compromessa, perché la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager ha precisato che la sentenza della Corte sul bail in «non ha un impatto sui negoziati che abbiamo con l’Italia».

Si tratta di una buona notizia? Le regole del bail in sono state ancora una volta sottolineate e applicate dalla Corte Europea, quindi bisogna attendere la decisione e vedere come si svilupperanno le trattative in merito, per conoscere quale sarà il futuro degli obbligazionisti e degli azionisti delle banche interessate da sotto capitalizzazioni e deficit nel nostro paese.

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